Bedini: motore, caricabatterie, circuito, Avramenko - di: Francesco Nicelli
 
 
NOTA: è possibile che compaia segnalazione per aggiunta di componente aggiuntivo, permettetelo, serve a visualizzare i filmati eventualmente presenti in questa pagina. 
 
 
Per la costruzione della parte rotante si è utilizzato il disco di un vecchio hard disk sul quale, tramite  una maschera di carta, sono stati tracciati e tagliati con seghetto gli alloggi per le calamite, che sono state incollate a mezzo di colla epossidica bicomponente.
l disco dell’hard disk, come il suo contenitore, sono in alluminio e la lavorazione non è stata particolarmente difficoltosa. Si è riutilizzata la sede dell’hard disk su cui s’impernea il disco fissandola, con delle viti, su un supporto quadrato in compensato marino di 155 mm di lato. I rocchetti degli avvolgimenti hanno le spalle realizzate in compensato marino spesso 2 mm, il tubolare centrale è realizzato in cartoncino ed ha un diametro interno di 6 mm, esterno di 8 mm. 
 
Ogni bobina ospita un doppio avvolgimento i cui fili ramati, del diametro di 0,25 mm si avvolgono appaiati. Il filo ramato di ogni avvolgimento ha lunghezza di 25 metri. 
 
Il motore funziona indifferentemente sia in senso orario che antiorario, ma necessita di essere avviato, non potendo auto avviarsi. Il disco gira su cuscinetti chiusi, del tipo auto lubrificato, che impongono una certa resistenza e non rappresentano la soluzione ideale. La circuitazione elettronica che lo pilota è assai semplice ma in questa configurazione ha subito mostrato grandi problemi di surriscaldamento dei potenziometri, la cui regolazione permette di mettere in efficienza il motore. La regolazione va eseguita velocemente alimentando prima un circuito, poi l’altro. Durante tale operazione deve venir rimossa la vite che attraversa la bobina che al momento non viene alimentata. Si noterà che ruotando il potenziometro oltre o al di sotto del punto di massima resa questo si scalderà velocemente fino a fumare e a danneggiarsi. 
Orientativamente deve inizialmente essere posto circa a metà della sua escursione. Una volta calibrate entrambi i circuiti è bene leggere il valore in ohm risultante sul potenziometro, che va sostituito con una resistenza. In questa configurazione si è trovato ottimale il valore di 470 ohm. 
Anche un valore di 340 ohm dava buoni risultati con incremento della velocità di rotazione, a prezzo però di un assorbimento di complessivi 470 milli Ampere e maggiore surriscaldamento della resistenza utilizzata, da ½ watt, che già tende a scaldarsi parecchio. Il motore in esame non riesce a funzionare con bobine in aria libera e la vite di ferro, del diametro di 6 mm, che si è introdotta nella bobina, è stata regolata per la maggiore efficienza possibile, che in questo caso  si ottiene ponendo la parte della vite rivolta verso i magneti, ad una distanza di circa  3 mm da questi. 
Ogni bobina è pilotata da un circuito elettronico ad essa dedicato alimentato a 12 volt. L’assorbimento totale del motore in funzione risulta essere di 270 – 280 milli Ampere e la potenza consumata di circa 3,3 Watt. 
Il suo utilizzo quale motore di trazione non pare di facile applicazione, non solo per la mancanza di autoavvio ma per la distribuzione della potenza che ai bassi regimi di rotazione iniziale è sostanzialmente inesistente. 
La notorietà di questo motore è legata alle sue caratteristiche circuitali che meglio definiremo nella sua veste di carica batterie, al momento ci limitiamo all’analisi del circuito che asserve il motore.
 
la bobina si compone di due avvolgimenti che viaggiano appaiati, ma per motivi di migliore comprensione si scompone artificiosamente la bobina nei suoi due avvolgimenti.
28 fotogrammi, persistenza di 1 fotogramma pari a 1 secondo 

Il magnete in avvicinamento induce, in entrambi gli avvolgimenti, una debole corrente. La bobina di sinistra genera una corrente direzionale che attraversa un diodo e due resistenze, la bobina di destra genera una corrente direzionale che attraversa un diodo ed un carico, in questo caso rappresentato da una batteria da ricaricare. 
Allorchè il magnete si pone sulla verticale della bobina  si realizza  un momento di transizione, subito seguito dall’inversione della direzione della corrente indotta nelle bobine. In tale condizione la corrente generatasi nella bobina di sinistra trova sbarrata dal diodo la strada che aveva prima percorso in direzione inversa e può invece raggiungere la base del transistor 2n3055 portandolo in conduzione. La bobina di destra, essendo entrato in conduzione il transistor, viene alimentata dalla seconda batteria, mentre la batteria in ricarica viene esclusa dalla circolazione della corrente a mezzo del secondo diodo. La bobina di destra, così alimentata, genera un intenso campo magnetico che respinge il magnete posto sul rotore, allontanandolo. 

Una volta che il magnete posto sul rotore fuoriesce dal campo d’influenza delle bobine, la bobina di sinistra cessa di attivare il transistor e di conseguenza la bobina di destra non è più alimentata. L’intenso campo magnetico che aveva prodotto, estinguendosi, genera, in entrambi le bobine un picco ad alta tensione, invertendo in esse la polarità. Il picco ad alta tensione generatosi nella bobina di sinistra è responsabile del riscaldamento della resistenza, lo stesso picco, generatosi invece nella bobina di destra, attraversa il bulbo neon messo a protezione del transistor ed attraversa la batteria in ricarica. In presenza di carico non si determinerà surriscaldamento del potenziometro o della resistenza equivalente e si avrà attenuazione, fino allo spegnimento, del bulbo neon. Il carico, in questo caso, è la stessa batteria destinata alla ricarica 
 Il sistema ora non consuma e neppure genera elettricità fino al prossimo ciclo.
65 fotogrammi, persistenza di 1 fotogramma pari a 25 centesimi di secondo 
 
65 fotogrammi, persistenza di 1 fotogramma pari a 1 centesimo di secondo. 

La ricarica della batteria sostanzialmente non avviene allorchè il magnete si allontana, ma durante il breve picco ad alta tensione. Sarebbe proprio questa caratteristica di ricarica, tramite picchi isolati ad alta tensione (inserisci filmato neon),  a rendere particolarmente efficace il circuito nel ricaricare le batterie, come da taluni sostenuto.      I punti contrassegnati con A si sono mostrati particolarmente efficienti nel pilotare delle spine monopolari di Avramenko, in accordo col presupposto che si sia generata una corrente continua pulsante ad alta tensione, come è caratteristico della fase di autoinduzione di una bobina.

 
 

Il filmato ha risoluzione di 480 x 360 pixel e dura 9,17 minuti. E' possibile scaricare il filmato originale cliccando di seguito: 
file zippato wmv 113,821 MB