011 l'altra medicina - cancro: vit. C - di: Francesco Nicelli
 
 
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Vit. C o Acido ascorbico 

Le segnalazioni sull’efficacia della vitamina C, altrimenti detta acido ascorbico e dei suoi derivati sotto forma di sali, quali l’ascorbato di potassio, provengono da tutto il mondo e tramite la rete raggiungono un più vasto pubblico, in crescita esponenziale, che porge più attenzione a decisioni informate. Si descrivono tre risultati, comunque positivi della vitamina C. Il risultato minore consiste nella  riduzione del dolore, con  miglioramento della qualità di vita residua, per salire ad un blocco della progressione del tumore fino ad arrivare, in svariati casi segnalati, alla sua scomparsa con completa guarigione. Senza girarci tanto in torno vi è subito da dire che il  prezzo della vitamina C è irrisorio, la trovate in vendita in internet a 8 euro al chilo e se è vero, come sembrerebbe essere, che  agisce  positivamente in caso di neoplasia, particolarmente se iniettata per via endovenosa, è più che ovvio che eserciti una terribile concorrenza nei confronti dei costosi   chemioterapici  in uso invitandovi a considerare la tabella che si riferisce ai costi del 2007. La forma in polvere, che si può assumere sciogliendola in un bicchier d’acqua, è molto usata dall’industria quale conservante alimentare e per tale motivo ben difficilmente verrà tolta dal commercio. Provate invece a recarvi in farmacia e chiedere la forma iniettabile per endovena, così, solo per curiosità, tanto per sapere se vi risponderanno o meno che sono disponibili esclusivamente scorte ad esaurimento. 
La vit C è contenuta in diversi alimenti e vi è grande confusione circa il suo fabbisogno giornaliero, dovuto alle vicende storiche che hanno portato alla sua scoperta.   Fin dall’antichità abbiamo descrizione della grave malattia causata dalla sua carenza, che si manifesta con lesioni emorragico-ulcerose gengivali, emorragie cutanee, delle mucose e degli organi interni, instabilità degli elementi dentali, dolori articolari, sintomi  neuropsichiatrici che includono depressione, isteria irritabilità . 
Conduce a morte a seguito d’ infezioni, anemia e gravi emorragie interne. 
Ne troviamo la prima descrizione nel papiro di Ebers, un testo scritto a Tebe nel 1550 a.C, ne parla quindi  Ippocrate (460 a.C. - 377 a.C.), Celso (14 a.C. – 37 d.C.), Galeno (129-216 d.C.) e da altri fino all’arabo Avicenna (980 – 1037 d.C). 
Strabone (60  a.C - 24 d.C.) riferisce su un’epidemia di scorbuto fra le truppe romane in Arabia agli ordini del prefetto Gaius Aelius Gallus, sotto il regno di Augusto, mentre Plinio il Vecchio (23 – 79 d.C.)    nella sua Historia naturalis descrive il flagello che colpisce le legioni romane accampate sul Reno. 
Nel 1260 il biografo Sire di Joinville descrive nelle sue memorie i sintomi dello scorbuto sui crociati 
E’ alla fine del XV secolo che le informazioni sullo scorbuto tornano prepotentemente alla ribalta, in coincidenza dei lunghi viaggi d’esplorazione via mare con perdite umane sempre disastrose, tantochè nella circumnavigazione del globo effettuata da Magellano nel 1520, si registra la morte dell’80 per cento dell’equipaggio a causa di questa malattia. 
Non sarà semplice arrivare alla conclusione che la malattia dipendeva da una carenza alimentare e la prima prova di ciò venne nel maggio del 1747 ad opera di un chirurgo della marina reale inglese, James Lind. 
Nel 1912 Casimir Funk (1884 1967) ipotizzò, da studi su malattie carenziali, la presenza di composti che denominò vitamine. 
Nel 1921 il composto antiscorbutico venne denominato vitamina C e tra il 1928 e 1933 esso venne isolato e cristallizzato da Albert Szent-Gyorgyi Von Nagyrapolt (1893-1986 nobel medicina) e Joseph Louis Svirbely 1906 – 1994), ed  indipendentemente, da Charles Glen King. Nel 1934 Sir Walter Norman Haworth ( 1883 – 1950 nobel per la chimica)  e Tadeusz Reichstein (1897-1996 nobel per la medicina), in maniera indipendente, riuscirono a sintetizzare la vitamina C. 
La determinazione del fabbisogno giornaliero di vitamina C fu per lungo tempo riferito alla quantità minima atta a prevenire lo scorbuto, ovvero 10 mg al giorno, ma tale quantità non corrisponde assolutamente alla quantità necessaria a mantenere l’organismo in buona salute, e ad oggi si ritiene che  debba essere tra 180 e 1000 mg al giorno. 
I dosaggi salgono decisamente in caso di malattia e per ottenere concentrazioni efficaci, dell’ordine delle decine di grammi, si deve ricorrere alla via endovenosa utilizzando i suoi sali quali l’ascorbato di potassio. 
Per via orale si può arrivare tranquillamente a 100 gr al giorno ed a queste dosi possono comparire i primi disturbi rappresentati da diarrea.  La vit C è quindi ben tollerata e la sua eliminazione è con le urine. Vi sono due condizioni nelle quali invece occorre prudenza, il deficit congenito di  glucosio 6 fosfato deidrogenasi (favismo) che colpisce lo 0,4 % della popolazione e l’iperossaluria patologica che colpisce lo 0,01% della popolazione. 
La vitamina C trova indicazione in diverse patologie ma qui ci limitiamo al suo uso antitumorale cercando di capire i suoi meccanismi d’azione e quelli dei suoi sali. 
Globalmente vengono ipotizzati 4 principali meccanismi d’azione che sarebbero degni di ulteriori ricerche, ma siccome costa poco non vi è interesse a svolgerle da parte dell’industria farmaceutica, dovrebbe essere la ricerca sovvenzionata dallo stato ad occuparsene ma  si sa bene quanto abbia tagliato le sovvenzioni alla ricerca e si sa ancor meglio quanti delinquenti corrotti vi alberghino. Analizziamo quindi quanto disponibile. 

1   il premio Nobel  Dr Pauling sostiene che mantiene in attività il collagene rafforzando il legame intercellulare previene quindi l'azione distruttiva della Ialuronidasi tumorale sul collagene  del normale tessuto connettivo, quindi la distruzione della membrana basale, prodotta da molte cellule neoplastiche, che promuove la loro diffusione nei tessuti. 

2  stimola i linfociti Natural Killer, sostiene la mobilità chemio-tattica dei globuli bianchi, l'attività macrofagica, la produzione di anticorpi e la risposta dei linfociti T citotossici agli antigeni, in parole povere favorisce le difese che abbiamo naturalmente e che nel filmato si riferiscono invece all’azione contro un batterio. 

3  la vitamina C possiede una forte azione riducente a seguito della presenza di un gruppo enediolico. In presenza di ossigeno e metalli l'acido ascorbico tende ad ossidarsi ed a formare acido deidroascorbico ed acqua ossigenata. 
Le cellule tumorali, a causa di una carenza relativa di catalasi, sono più sensibili agli  effetti della perossidazione indotta da alte dosi di ascorbato, ma sarebbe l’ascorbato extracellulare e non l’intracellulare a causarne la morte per apoptosi. 

4 La vitamina C, secondo l’ipotesi del prof. Gianfrancesco Valsè Pantellini  (1917 – 1999)  sotto la forma del suo sale, l’ascorbato di potassio, fungerebbe da trasportatore di potassio, penetrando all’interno della cellula in virtù della sua struttura che è ciclica e non lineare. 
Sulla membrana cellulare è inoltre presente una importantissima pompa che mantiene le giuste quantità di sodio e di potassio. Nella cellula neoplastica sarebbe presente una mutazione genetica secondaria a squilibri ed alterazioni dell’ambiente citoplasmatico, innescati da stress ossidativo dovuto a fattori ambientali e/o infettivi , che danneggia inizialmente le strutture della membrana cellulare, in particolare  l’ATP-asi sodio/potassio (la cosiddetta pompa Na/K). Ne seguirebbe una diminuzione del potassio intracellulare ed un aumento del sodio intracellulare, responsabile a sua volta di un aumento del glucosio intracellulare.  In tali condizioni la cellula tumorale innesca la produzione di energia tramite la glicolisi anaerobia, ossia funziona anche in presenza di deficit di ossigeno e tale possibilità starebbe alla base della sua attiva replicazione e della crescita della massa tumorale. L’ascorbato di potassio, fornendo appunto potassio intracellulare, ripristinerebbe l’equilibrio intracellulare fra sodio e potassio e a una diminuzione del sodio intracellulare corrisponderebbe anche la diminuzione del  glucosio intracellulare, ossia verrebbe tolta alla cellula tumorale la sua fonte di energia  che la fa replicare così rapidamente. Il processo di trasferimento del potassio sarebbe ottimizzato dalla somministrazione di ribosio, strutturalmente simile all’acido ascorbico.